Secondo il mio compagno di sbronze Carlone, l’intelligenza non è la capacità di sopraffare l’interlocutore subissandolo di argute frecce avvelenate, ma il saper prosperare sfruttando le circostanze ambientali del proprio habitat.
1) Anche i cani ormai sanno che una associazione dagli scopi legittimi e tutto sommato rispettabilissimi aveva stanziato un fondo per acquistare uno spazio pubblicitario su certi mezzi pubblici dal quale proclamare il proprio credo, cioè che Dio non esiste. A me, così a naso, sembra un’idea discretamente imbecille, più che altro se penso a tutti gli investimenti di un’utilità strepitosamente superiore cui quel fondo poteva essere destinato (tipo iniziare il restauro del capolavoro “Altrimenti ci arrabbiamo1 “). Ma l’imbecillità di tale idea (in fondo uno coi propri soldi ci fa quel che gli pare) è stata subito surclassata dalla ancor più imbecille tormenta blogosferica: professorini voltairiani che argomentavano contro viscidi baciapile imbufaliti, tirando in ballo i massimi esponenti del pensiero umano, da S. Paolo giù giù fino a Richard Dawkins (una brillante attention-whore che ha saputo sfruttare l’innata antipatia dei cattolici ortodossi, oltre all’assonanza del proprio cognome con quello del ben più accreditato Stephen Hawking, per acquisire notorietà e diventare il leader carismatico degli atei da Costanzo Show). A parte un articolo molto carino di Paolo Villaggio, credevo si fosse toccato il fondo con la disquisizione poveraccia sulla gravità dell’ omissione della parola probabilmente nello statement “Dio non esiste” (per quanto mi riguarda non mancherò mai più di specificare al mio antagonista “tua madre probabilmente è una vacca”), quando ecco che su tutta la faccenda si chiude la pietra tombale dell’imbecillità: la concessionaria degli spazi pubblicitari della società di trasporti decide in un guizzo gasparriano di non concedere lo spazio, restituendo così un senso e una dignità all’iniziativa originaria, che in fondo non si prefiggeva altro che il sempre encomiabile scopo di infastidire i benpensanti.
2) Un inconfondibile segno della deriva umana, “Lo Zoo di 105”, un programma radiofonico fatto da Persone di Merda® e rivolto a Persone di Merda® , cade in disgrazia scivolando su una gaffe che fa imbestialire la frangia animalista del proprio stolido pubblico: una serie di fantasiose gags su come torturare alcuni animali suscita un’ondata di -stavolta ridicole sì- proteste con conseguente sospensione del programma. Credo che persone di indubbio talento abbiano già esaurito il da dirsi su questa trasmissione, ma l’idea che la sospensione sia dovuta a suggerimenti che chissà quale psicopatico avrebbe preso sul serio -e non a un pietoso seppur tardivo esprit estetico- mi uccide. Io quando avevo 8 anni ho impiccato una gallina, dopo averle brillato alcuni raudi fischioni nelle orecchie (anche le galline hanno le orecchie, sapete?). Inutile dire che se mio padre mi avesse colto sul fatto mi avrebbe giustamente preso a calci negli occhi, ma allora non dovremmo prendere a calci negli occhi i dirigenti di un network che ha affidato una trasmissione a persone con il Q.I. di me a otto anni?
A questo punto vi chiederete cosa abbiano in comune questi due lugubri aneddoti, e la risposta in effetti non è così evidente: essi entrambi seguono un comune schema secondo il quale un’iniziativa idiota genera un effetto domino di reazioni sempre più idiote che infine sfociano in un’esplosione di abominevole idiozia catartica che offusca totalmente l’idiozia iniziale. Al che il coro si ritira, un manto di nebbioso imbarazzo riporta il tutto nell’oblio, e noi torniamo a farci i mantra nostri.
Ora, caro Carlone, alla luce di ciò purtroppo devo dedurre che intelligente io ahimè non sono, perchè SO che una morale, sì insomma una legge di comune utilità dietro a tutto questo c’è, ma io non riesco proprio a trovarla.
- la cui pellicola – come ha più volte lamentato l’Associazione Mondiale dei Critici Cinematografici MarxistiLeninisti – versa in condizioni ormai deplorevoli (in particolare per il drammatico decadimento dei toni del rosso e di quelli del verde, fondamentali nella definizione fotografica dell’opera). [↩]


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Io a Carlone gli credo, e sento già di volergli bene. I compagni di sbronza hanno sempre ragione, per dio.
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Appunto. Carlone avrebbe anche ragione. Ma la sua definizione di intelligenza prevede che chi formula suddetta definizione abbia una concezione perlomeno accennata di cosa sia l’ intelligenza. E’ il famoso paradosso di Zenone per cui, se il maestro segue lo Zoo di 105, il maestro è frocio.
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