Zia Assunta

by Lo zio Giorgio on 12 marzo 2012

Un omaggio agli Offlaga

httpv://www.youtube.com/watch?v=3x20237F60Q&amp

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Training autogeno

by Lo zio Giorgio on 14 novembre 2011

http://www.youtube.com/watch?v=quJpq9G72Sw&feature=youtu.be

Quando mi hanno chiesto se preferivo realizzare la musica per i titoli di coda di Inglorious Basterds di Tarantino o per quelli di Training Autogeno di Smeriglia ho riso forte e gli ho chiesto se stavano scherzando.

Idioti.

http://www.youtube.com/watch?v=quJpq9G72Sw&feature=youtu.be

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Il nuovo singolo! pt. II

by Lo zio Giorgio on 27 ottobre 2011

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Comic Sans

by Lo zio Giorgio on 13 ottobre 2011

 

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August

by Lo zio Giorgio on 22 agosto 2011

Sono andato a prendere delle persone alla stazione ierisera, e ho constatato che il fatto che siamo stati trattati da Trenitalia in un modo simile, durante un controesodo, e non abbiamo scatenato un inferno di morte e devastazione per strada, ci pone su un livello di civiltà infinitamente superiore a quello degli inglesi.
O forse inferiore.

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2014

by Lo zio Giorgio on 3 agosto 2011

httpv://www.youtube.com/watch?v=4GXmsHnmPJs

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Galeone fu il balcone

by Lo zio Giorgio on 7 luglio 2011

A volte capita a te, di uscire sul balcone della tua camera d’albergo per gustarti il fresco della notte, accenderti una sigaretta, respirare profondamente e lasciar andare uno straripante, lunghissimo, voluttuoso scorreggione per poi accorgerti che nel balcone di fianco, avvolta nel buio e nel silenzio, una bellissima sconosciuta ti ha sentito e ti sta fissando con gli occhi della morte.
A volte invece capita a una bellissima sconosciuta di uscire sul terrazzo della sua camera d’albergo per gustarsi il fresco della notte, accendersi una sigaretta, respirare profondamente e lasciar andare uno straripante, lunghissimo, voluttuoso scorreggione per poi accorgersi che nel balcone di fianco, avvolto nel buio e nel silenzio, ci sei tu.
Ebbene, che ci crediate o no, proprio l’altra sera a me è successa la seconda, e mi dispiace veramente tantissimo che nessuno sia riuscito a vedere la mia faccia.

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Novembre

by Lo zio Giorgio on 26 maggio 2011

Mi manchi talmente tanto che pensavo di tirar fuori – dopo tutti questi anni – la roba da tennis, ma chissà dove sarà finita.
E poi lo sai che ho un dritto che fa schifo.
Allora credo che me ne starò un po’ qui sui tetti, come quella volta che avevo mal di denti.
‘Notte.

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Bach 2 hands invention #1 (poi basta)

by Lo zio Giorgio on 11 maggio 2011

httpv://www.youtube.com/watch?v=mIL5cnmN948

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Enolo gay

by Lo zio Giorgio on 19 aprile 2011

Non riuscirò mai a identificarmi nella figura del’enologo più o meno in erba, per il semplice motivo che per apprezzare le caratteristiche organolettiche (ma anche spirituali) di un buon vino, una volta assaggiatone un sorso con la boccuccia a culo (✳), è necessario essere in grado poi di trattenersi dall’impulso di versarsene catini nella bocca (allargata da un forcipe, usando la lingua come pala per velocizzarne il travaso).

E, a mio modesto avviso, un uomo dotato di tale self control è soltanto un odioso psicopatico.

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Bach 2 hand invention #2 (acazzodicane)

by Lo zio Giorgio on 17 aprile 2011

Quando l’uomo con il pianoforte incontra l’uomo con la chitarra, l’uomo con la chitarra è un uomo morto. Almeno fino a quando non hanno inventato i telefonini che videoregistrano

httpv://www.youtube.com/watch?v=xKuBBfIBpKo

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Don’t stand so close to me

by Lo zio Giorgio on 7 marzo 2011

È una vita che quando mi capita poi mi riprometto di annotare questa cosa, ma poi mi dimentico sempre, però questa volta mi sono ricordato:
Una delle cose che mi irritano di più in assoluto è quando uno canticchia una canzone, ma conoscendone non dico soltanto una strofa o il ritornello, ma solo due o tre parole, canticchia sempre quelle. Non è che canticchi la canzone facendo nanaina lalalà e poi quando arriva la parte di cui conosce le parole canta  le parole, no no, canta proprio sempre solo quelle.
All’inizio l’effetto che fa è quello di uno psicopatico sfuggito alla sorveglianza degli infermieri, ma poi crea davvero un’atmosfera inquietante da film horror.
Un esempio:
Spogliatoio di palestra, tizio simpatico e bonaccione, canta la celebre “Don’t stand so close to me”, ripetendo all’infinito quell’esatta porzione di ritornello.

“Don’t stand so close to me ♫”

Si slaccia le scarpe, si leva i vestiti di dosso

Don’t stand so close to me ♫

Si infila l’accappatoio e si avvia verso le docce

Don’t stand so close to me ♫

Fa la doccia e alza il volume del suo canto

Don’t stand so close to me ♫

Può capitare allora che, preso dalla disperazione, nell’estremo tentativo di farlo smettere distraendolo, gli chieda un po’ di bagnoschiuma in prestito, e allora lui

“Prego, carissimo, prenda pure”

Don’t stand so close to me ♫

La cosa più spiacevole è che si tratta spesso di persona molto gentile, quindi ti rincresce pure di lanciargli messaggi subliminali tipo digrignare i denti, o falciarlo entrando con un SUV direttamente nella palestra.
Una soluzione potrebbe essere entrare in sforbiciata a cantargli il resto della canzone fortissimo a due centimetri dalle orecchie, ma non mi sembra carino fare questo a una persona che ti ha appena prestato il bagnoschiuma.

Don’t stand so close to me ♫

Don’t stand so close to me ♫

Don’t stand so close to me ♫

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La favola triste del brutto anatroccolo al conrario

by Lo zio Giorgio on 4 marzo 2011

C’era una volta una bimba bellissima.
La pelle ambrata, le labbra ambrate, lo sguardo ambrato, sembrava una bimba di quelle bellissime, di quelle ambrate. Di quelle che tutti gli amici di famiglia, gli amici del fratello, gli amici del bidello, si sentono in colpa al solo vederla, si sentono in colpa per il solo sospetto di serbare sotto sotto un qualche scintilla di amor pedofilo.
Dio, che senso di colpa dev’essere, sentirsi sporchi fottuti pedofili, vedere una bambina innocente e bella come un fiocco di neve sì, ma anche sensuale e spaventosa come un mare in tempesta e dover pensare che ne so, per pensare a qualcosa di meno pedofilo, tipo a che odore devono avere le mutandine di Dakota Fanning, per esempio.
Ma la bimba crebbe, e non mantenne la promesse, le promesse di bellezza.
Chi lo avrebbe mai detto che quelle labbra si sarebbero assottigliate, che gli occhi avrebbero perso lo stupore e si sarebbero fatti accigliati e duri, che i capelli si sarebbero fatti grevi e crespi ma soprattutto che le tette sarebbero cadute nel brodo?
A quel punto la ex bimba ex bellissima aveva due opzioni davanti:
diventare una donnetta salace, triste, studiosa, agra, e giocare sull’intelligenza triste studiosa e agra di una ex bambina bellissima figlia di papà la sua rivalsa su un mondo sleale e pezzodimerda che truffaldinamente le aveva promesso un’esistenza di principessa bellissima; oppure prenderla con spirito, piangere il proprio splendore perduto, giusto per il tempo di due sbronze con le amiche, e accettare lo stupido scherzo della vita, di una bellezza promessa e non mantenuta, di una carta di identità di “bella” con data di scadenza, vivendo così serenamente il resto dei propri giorni.
Ma tutto ciò non ha ormai più alcuna importanza, perchè quello che conta è quello che pensò l’ispettore Lo Greco firmando il rapporto sulla morte accidentale del brutto anatroccolo al contrario, morte avvenuta a causa di un depilatore elettrico incautamente lasciato in prossimità della vasca da bagno.

(in realtà volevo parlare dell’ispettore Lo Greco, ma mi sono un po’ perso)

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Il senso di Carlo Conti per la figa

by Lo zio Giorgio on 21 dicembre 2010

Una delle cose più difficili, imbarazzanti e complicate (ma belle) a farsi è riuscire a dire a una donna quanto è “figa”, inteso non nel senso che intenderebbe Carlo Conti, ma nel senso di “femminile di figo”.
(anche perchè sotto sotto ogni donna, anche se non lo ammetterà mai, preferisce il senso di Carlo Conti)

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B.E.

by Lo zio Giorgio on 17 dicembre 2010

Se il cinema di Sergio Leone deve un 35-40 % del suo successo alla musica di Ennio Morricone, allora il tuo deve al lavoro di Henry Mancini un buon 70-80 %, ma ti voglio ugualmente bene sai, buon viaggio, addio, amatissimo zio Blake.

httpv://www.youtube.com/watch?v=shtJJDaOCaA

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I modi ed i sonetti lvssvriosi

by Lo zio Giorgio on 14 dicembre 2010

CLIC TV ÆNLARGE

(edit: bisogna ammettere che la letteratura erotica -beh, diciamo pure pornografica- del 1527 non era di grandissimo ispirazione per l’autoerotismo, con buona pace della ss.ma Madre Chiesa)

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Riccardo Muti omaggia il M° Pregadio

by Lo zio Giorgio on 6 dicembre 2010

C’è chi non vorrebbe vivere in un mondo in cui non è permesso mostrare la propria fragilità.
Io vorrei fare una piccola distinzione: c’è fragilità interiore e fragilità fisica.
Se tu sei fragile fisicamente non è detto che, se potessi, non mi fracasseresti le ossa a ginocchiate per guadagnare un posto in fila alla cassa 3. Anzi, se tu mi fracassi le ossa a ginocchiate per guadagnare un posto in fila alla cassa 3, con ogni probabilità significa proprio che sei troppo fragile interiormente per riuscire ad aspettare il tuo turno come tutti gli altri.
Povero.
Quanto male ti devono aver fatto il tuo papà e la tua mamma.
Ieri eri il bambino grasso che mi fregava la merenda a suon di crocchie sul naso, perchè non ricevevi abbastanza coccole dalla tua famiglia e dovevi compensare le carenze affettive, oggi sei quel bastardo che – benchè pieno di soldi – non mi paga la fattura perchè tanto fanno tutti così.
In sostanza, io della gentilezza di chi è gentile solo perchè mingherlino, non me ne faccio niente.
Anzi, se i mingherlini stronzi mostrassero apertamente la loro stronzaggine sarebbe molto meglio, poichè mi potrei trastullare frantumandogli i dentini con molta più serenità.

P.S. Giuro che il titolo c’entrava qualcosa, ma da quando ho smesso di prendere i fiori di BAK™ non riesco più a seguire il filo di un discorso senza divagare.

P.P.S. ed è inutile che apri delle ditte fantasma a Milano, pezzodimerda, tanto il mio avvocato ti trova lo stesso.

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Lame

by Lo zio Giorgio on 13 settembre 2010

Ogni città
Qualche guaio ha
Ma qua e là
C’è serenità
Ma non a Nottingham.

(Da Tristan und Isolde)

Dunque, la vita è un tapis-roulant, e a noi sembra di correrecorrerecorrere ma poi in realtà siamo fermi.
Ma questo è già stato detto, da Moccia credo.
O forse era Aram Banjo di Daitarn III, non ricordo bene. Comunque andiamo avanti: se sul nastro del tapis-roulant (la vita) noi ci mettiamo – per esempio – a piangere (che immagine pazzesca, una persona che corre su un tapis-roulant piangendo), le lacrime cadono sul nastro, il quale momentaneamente le fa sparire scorrendo sul dannato marchingegno, così che noi per un attimo non le vediamo più, poi quando hanno fatto il giro rieccole di nuovo sotto i nostri piedi e noi “Toh! La lacrima di prima!” Appena la lacrima scompare nuovamente sotto il rullo ce ne siamo già dimenticati, fino a che non ritorna e noi ancora “Toh! La lacrima di prima!”. Altro giro e “Toh! La lacrima di prima!” Ecco – dunque – in cosa la vita somiglia a un tapis-roulant, nel fatto che le nostre lacrime, i nostri dolori sono sempre gli stessi che ciclicamente ritornano e noi ci stupiamo e ci meravigliamo di ogni lacrima che ci sembra sempre nuova, non ci sembra vero essere la stessa di 10 giorni, 10 mesi, 10 anni prima che semplicemente ha fatto il giro e implacabilmente è tornata.
Sono sicuro che quel nauseante pestifero individuo di Moccia a questa sfaccettatura del tapis-roulant non ci aveva pensato.
O forse sì.
Aram Banjo sicuramente.

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L’uomo che non c’era

by Lo zio Giorgio on 6 settembre 2010

L’Uomo non ha ancora creato un’arte o un linguaggio in grado di descrivere almeno decentemente la capigliatura di un barbiere. Un barbiere con i capelli, ovviamente, un barbiere almeno cinquantenne anche se questo è ovvio, data la inspiegabile (uhm, inspiegabile?) mancanza di ricambio generazionale in questa professione.
In realtà il bulbo di una barbiere cinquantenne parla una lingua troppo difficile per essere parlata, canta una musica troppo complicata per essere depositata in SIAE, recita un melodramma troppo intenso per essere sceneggiato da essere umano: l’Amore, il dopobarba, un fritto in riviera, Fred Bongusto, una figlia che non capisce, 20 annate di playboy, la tristezza solidale e rassegnata condivisa con un paio di clienti abituali, e il ricordo di quell’anno, quel terribile anno che ha ancora la faccia di lei, il famoso anno del cuore spezzato.

Io non vado mai dal barbiere, perchè mi rado il capoccione con la macchinetta e la faccia l’ho sempre tenuta rasata, ma quest’estate ho tentato – per la seconda volta a dire il vero – un baffetto sbarazzino (che a vedersi, devo proprio dire, fa dissolvere in una patetica nuvoletta di inadeguatezza semantica l’espressione “faccia da cazzo“).
Allora entro per la manutenzione del baffo e mi siedo, mi rilasso pensando a quel film dei fratelli Coen e lascio fare al barbiere il suo lavoro. Poi mi cade l’occhio, vedo questa sua capigliatura, e improvvisamente, invaso violentato sopraffatto squinternato dalle suggestioni di cui sopra (è noto che sono un tizio facilmente emozionabile), scaglio via la bacinella col pennello, mi alzo precipitosamente, e con il telo da barbiere ancora addosso, piangendo sguaiatemente senza neanche prendermi la briga di coprirmi la faccia con le mani, esco di corsa da “Il Salone di Learco & Iames”.

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Agenzia di viaggi

by Lo zio Giorgio on 7 giugno 2010

Carlotta sta per partire per il suo viaggio di nozze, così oggi parlavo a mio padre di una cosuccia che mi è venuta in mente: che se rinasco, voglio aprire un’agenzia di viaggi.
Ma non un’agenzia di viaggi qualsiasi.
Non che sia malaccio la vita dell’agente di viaggi eh, si sta sempre in giro in lussuosi alberghi, in posti esotici a fare gli “educational”, che in sostanza sono dei meeting professionali per agenti di viaggio in cui si mangia si beve e si scopa come dei mandinghi, solo che boh, pensavo, che ti rimane alla fine di una vita così, uno spazzolino e qualche depliant?
No, pensavo a un’agenzia di viaggi nei ceti sociali.
Quanti uomini d’affari si saranno sentiti stanchi del peso e del rischio che comporta il loro lavoro, della responsabilità terrificante, stanchi di tutte quelle conversazioni vuote con persone vuote, noiose come se ne possono trovare solo nella doccia di un circolo del golf di questa nostra miserabile provincia italiana. E allora tac, entro in ballo io, e ti faccio passare un mese ad azionare le sbarre di un passaggio a livello rurale della rete ferroviaria svizzera. Pura, lenta, tranquilla routine, a riempirsi i polmoni di aria pulita, in solitudine e tranquillità, nessun vacuo broker e tanto tempo libero – fra un treno e l’altro – per leggere e studiare.
Oppure sei un impiegato del Comune? Hai voglia di cambiare aria? Di una sferzata di adrenalina, uno stacco netto dalla rassicurante quadratura tipica della vita da dipendente? Tac. Vieni nella mia agenzia di viaggi e io ti faccio passare tre settimane come agente per qualche artista di Hollywood, party incredibili con gente eccentrica, gli squali quelli veri, il brivido di una competizione implacabile, il Sunset Boulevard e tutto quanto.
O ancora: sei un uomo di marketing, e non ne puoi più di sentirti inutile, perchè alla fine dei conti sei l’unico essere che non produce un cazzo di niente? Ti aspetta una splendida azienda agricola in Nuova Zelanda, la vita del contadino, il vero retaggio dei nostri avi, ad estrarre con amore il cibo da Madre Terra. Pane. Vino. Il pio bove.
Mentre tornavo a casa ho pensato, che cretino che sono, che pazienza deve portare mio padre ad avere un figlio cazzone.
Chissà se si trova bene mio padre, lì dove è andato a stare. Penso di sì: i cimiteri sono rimasti una delle poche cose belline e accoglienti di questa nostra miserabile provincia italiana.
Altro che agenzie di viaggi.

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