Come perdere amici al corso prematrimoniale

by Lo zio Giorgio on 26 ottobre 2009

Il principale pilastro della fedeltà coniugale, ancor più della fedeltà in sè, sempre che fedeltà al mondo esista, è il fatto che, per quante precauzioni, sagacia, cautela, riservatezza vengano spese dal partner nel perpetrare il tradimento, non sia possibile cancellare fino in fondo una pur infinitesimale percentuale di probabilità di essere beccati.
È per questo che hanno inventato quell’abominevole ricettacolo di impiegate ansimanti che è Sharm-El-Sheik.

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Posta pneumatica

by Lo zio Giorgio on 23 ottobre 2009

Se le risorse di talento e know-how impiegate nella creazione di Google Wave fossero state dedicate a trovare un rimedio contro la calvizie, non ci troveremmo su un mondo che sta per essere spazzato via.
Ad ogni modo, gran bella cosa la tecnologia. Senza la tecnologia, che farebbero i SEO (Survival Escamotage Oriented), a parte sciacquare posate negli autogrill della Cisa? Come si guadagnerebbe da vivere l’89%, delle persone che scrivono idiozie su friendfeed?
L’entusiasmo per tutto questo incredibile mare magnum che ci si è aperto davanti negli ultimi anni mi fa venire in mente chi aveva lavorato e scommesso nella posta pneumatica.
Come ho potuto ignorare fino alla mia veneranda età l’esistenza a Parigi (fino agli anni ‘80) di un’ampia rete di posta pneumatica? Cioè una di quelle cose che noi italiani avevamo visto solo in rari casi o nei film, e che invece hanno servito dignitosamente popoli forse ancora più rincoglioniti di noi, come appunto i francesi: una rete di tubi che collegava ambienti, uffici e palazzi, tramite i quali si poteva inviare con un getto d’aria un cilindro contenente piccoli oggetti, in genere messaggi. Dio mio che cosa romantica, affidare un messaggio a un tubo pressurizzato, quasi più che lanciarlo al capriccioso destino dei flutti marini chiuso in una bottiglia di Baffo d’Oro da 66 cl!
Comunque, con immenso sollievo soprattutto dei ratti che, credendo di potersene andare a zonzo per certi tubi, si vedevano arrivare nel grugno dei contenitori metallici pieni di avvisi di riduzione del personale (fino alla velocità di 10 metri al secondo!), questa tecnologia, se così la possiamo chiamare, è stata abbandonata.
La prima cosa che mi viene da pensare del web invece è che mi dovrebbe collegare al resto del mondo alla velocità della luce, quindi in sostanza farmi guadagnare tempo. Perchè, allora, è la principale causa della spaventevole voragine di tempo che perdo? Avrò mai il coraggio di fare un bilancio di quante giornate di onesto lavoro ho scoppiato per colpa di Google? Per carità, che non sembri che io sia un detrattore di internet, quei miserabili che parlano in televisione e sembrano braccianti medievali, di quelli che al solo sentir pronunciare la parola “igiene intima” ti denunciavano alla Santa Inquisizione. Anzi, in questo modo l’umanità potrebbe diventare un immenso organo pluricellulare come l’entità descritta da Frank Schätzing in quel suo più breve che bel romanzo, “il Quinto giorno”, un meraviglioso esempio per i posteri di come scrive un autore che ha studiato a Scienze della Comunicazione. Insomma, continuiamo pure ad alimentare questo gigantesco essere, scriviamo, scambiamo, produciamo contenuti.
Contenuti che andranno persi irrimediabilmente al prossimo conflitto globale, dato che i server su cui sono storate le nostre corbellerie verranno bruciati per cuocervi sopra l’unico alimento disponibile ai sopravvissuti: le polpette di merda.

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Come?

by Lo zio Giorgio on 20 ottobre 2009

2009 20.11.25

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Uè, mo cusa l’è ‘l Scipio?

by Lo zio Giorgio on 14 ottobre 2009

httpv://www.youtube.com/watch?v=LVyChLQqgZY

Del fatto che io personalmente, i pubblicitari, li userei al posto di quei pucciosi coniglietti bianchi negli esperimenti farmaceutici o, al limite, come buffoni di corte in qualche piccolo, medievale califfato irraggiungibile alla biasimevole protezione della Carta dei Diritti dell’Uomo, non ne ho mai fatto un gran mistero. Però pare che ne abbiano combinata qualcun’altra delle loro, i monelli: uno spot di calze, mutande, guepiere, o quel ciarpame del cazzo che è, con una versione in stile Giorgia dell’inno di Mameli. Da questo carosello (come a noi anziani piace chiamare i video pubblicitari) è prontamente scoppiata una ridda di ululati e vesti stracciate, come se fosse stata infangata la bandiera d’Italia, come se fosse arrivato un Feroce Saladino ad abbeverare il proprio cavallo nell’acqua del water di ogni italiano, fino ad arrivare a un quesito cruciale e drammatico: vilipendio dell’Inno nazionale?
Ora, non so cosa ne pensiate voi (e peraltro se affermassi che me ne strabatte qualcosa potreste a buon diritto accusarmi di spudorata ipocrisia), ma io mi sono sempre allineato al pensiero mainstream condiviso da buona parte del consorzio umano, secondo cui quello d’Italia è il più squallido inno della storia della Cristianità: credo che se si volesse stilare una classifica mondiale degli inni il nostro starebbe ben dietro quello del Gabon, che peraltro è suonato con uno strumento fatto di vipere morte, e sono sicuro che alcuni di voi si ricorderanno che anni fa era persino stato seriamente messo in discussione, arrivando a ipotizzare un appalto per farne scrivere uno nuovo (poi l’auto-candidatura di Jovanotti aveva suscitato uno sgomento collettivo tale che tutto quanto il progetto era stato precipitosamente accantonato, e buona lì, amici come prima).
Ma l’aspetto più sinistro dello spot (o del siparietto, come noi diversamente giovani ci ostiniamo a chiamarlo) è lo stile canoro da cantantucola, l’impronta sciampista-che-grazie-alla-benedizione-defilippi-da-regina-del-salone-di-bellezza-diviene-regina-del-soul. È veramente una cosa terribile. Cioè, per voi l’odierna voce dell’Italia al femminile è questa qui? Grazie tante, allora mi tengo Drupi che canta la fragranza di quelle allucinanti calze tubolari delle pornostar anni ‘80.

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Stamattina sono sceso in piazza per comprare un po’ di cocaina dalla Micaela.
Io non ne faccio uso (la dò ai piccioni per passare il pomeriggio) ma ultimamente sono un po’ preoccupato, per la Micaela: la crisi ha travolto anche il suo settore, e non la vedo più con quel suo sorriso dinamico e ottimista, quindi per darle una mano gliene compro sempre 100/150 grammi, così poi lei è contenta (anche i piccioni).
Ma il vero motivo per cui le sono così affezionato è che lei mi ricorda la mia ex-fidanzata, quella con cui mi ero messo in testa di avere tante cose in comune nonostante le nostre differenze sociali, con cui avevo fatto tutti quei progetti di andare a vivere insieme: dovevamo solo scegliere se andare a stare nel suo centro sociale o nella mia villa in Sardegna. Quella che un mese prima di fare il passo (avevamo optato ahimè per il suo centro sociale) mi ha telefonato che partiva in roulotte con la sua amica per andare a Madrid a vendere su un banchetto i loro manufatti. Non voglio neanche dirvi in cosa consistevano quei manufatti, posso solo assicurarvi che, come tutte le cose vendute da quei pittoreschi fricchettoni nei banchetti, facevano cagare.
Comunque io non ho mai provato una grande simpatia per il mito giovanile della fuga in paesi lontani, mi sembra un mito alimentato dalla presenza in famiglia di uno zio scemo che per fare l’amicone ti mostra tutti quei film di Salvatores. Avevo anche letto un bel post di Bucknasty che scherzava gli studenti fuoricorso che sognano di andare a Londra. Infatti credo che questa di Londra sia una cosa che si è molto diffusa negli ultimi tempi, ma io ho pensato non posso capire perchè sono stagionatello.
Poi ierisera mi telefona Paolino, da Londra. Paolino è un mio amico bassista, è simpatico e molto bravo e insomma è un ragazzo a posto. È a Londra perchè deve registrare per un certo progetto musicale conto terzi nientepopodimeno che negli studi di Abbey Road.
Fra una cosa e l’altra mi racconta che i Londinesi sono dei tizi molto caustici, un po’ come i nostri toscani, e che sono talmente esasperati da questo esercito di fannulloni italiani che ha completamente invaso la città sciamando dalle università di MilanoBolognaFirenze, che ormai tutti a Londra li chiamano con un soprannome, un gioco di parole che è volgare, ma così volgare, che -davvero- non posso pubblicarlo.

(postailo in origine su sviluppina)

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Amarone’s amore no more

by Lo zio Giorgio on 9 ottobre 2009

Premetto: io penso che se un popolo, davanti anche solo al timidissimo, ipotetico paventare di mettere in pratica un disegno di legge come il Lodoalfano©, non si prende manco il disturbo di armarsi di bastoni, tizzoni, forconi per scendere in piazza a linciare, impiccare, garrotare e impalare, allora questo popolo si merita di essere oppresso, perseguitato dalle locuste, dalle tasse doganali o da altre orrende porcherie bibliche.
Per sempre.

Detto questo, la sera scorsa ho assaggiato il vino più buono della mia vita. È abbastanza facile trovarsi impreparati, quando qualcuno ti chiede a bruciapelo: qual’è il vino più buono che tu abbia mai bevuto? Almeno, io non ho mai saputo rispondere, intanto perchè quando qualcuno ti fa una domanda del genere vuol dire che di vino, nel corso della serata, ne ha già bevuto moltissimo.
Ed è una serata a cui evidentemente sto partecipando anch’io.
E poi perchè io ho una curiosa malformazione neurologica, a causa della quale se qualcuno mi dice il nome di un vino, dopo 10 secondi me lo sono giá dimenticato. Se anche fosse questione di vita o di morte, se uno psicopatico mi puntasse alla tempia una pistola minacciando di uccidermi se non so ripetere il nome di una certa bottiglia 1 minuto dopo averne visto l’etichetta, me lo dimenticherei lo stesso.
Mi succede solo con il vino (con la birra, la spremuta, la candeggina no). Non ho mai capito perchè.
Quindi me lo sono scritto. Avendone bevuto parecchio me lo sono scritto in un posto a pensarci bene piuttosto imbarazzante, che l’indomani ho faticato terribilmente a trovare, ma ora almeno ve lo posso dire: si tratta dell’Amarone di Allegrini (Valpolicella), annata 2004. Non costa pochissimo, va via sui 70 € alla bottiglia, ma posso assicurare che sono soldi spesi bene, specialmente se riuscite a trovare l’annata 2001, a sentire l’oste-della-malora. Provatelo, non ve ne pentirete. Anche perchè fa 15° e dopo il secondo bicchiere comincerete a vedere il mondo tutto in una tonalità di verde assai simile a 0 255 0 della scala RGB, e allora ogni cosa risulterà più chiara.
No, scherzo, è un’esperienza paradisiaca per il palato.

Comunque mentre bevevo pensavo alla effettivamente assai spiritosa battuta “la mia reazione alla bocciatura del lodo Alfano sarebbe molto articolata, ma contiene sicuramente le parole meu amigo charlie brown”, e se non fosse che mentre uno beve l’Amarone di Allegrini (Valpolicella) annata 2004 vede tutto in una tonalità di verde assai simile a 0 255 0 della scala RGB e il mondo gli sorride con un sorriso che sembra voler spaccare la faccia da un orecchio all’altro, mi sarei molto intristito.
Mi sarei molto intristito perchè non è possibile che siamo messi così alla canna del gas da esultare per una cosa del genere. Siamo talmente mitridatizzati dalle notizie schifose che un semplice atto di pietà istituzionale -ma che dico: timor di Dio- riempie il nostro cuore di giubilo e ci induce al trenino?
Allora ho fatto un voto, un cimento sovrumano, un voto terribile, ma l’ho fatto: io non berrò mai più l’Amarone di Allegrini (Valpolicella) annata 2004 fino a quando non avrò letto sul giornale che è successo qualcosa di bello. Qualcosa di veramente bello. Tipo che hanno scoperto un rimedio contro il cancro, ma no, mi accontenterei anche di un rimedio contro la calvizie. O un gesto generoso in prima pagina, o la semplice notizia di una gentilezza da parte di un pompiere verso una vecchina.
Io sono un inguaribile ottimista e aspetto fiducioso*

*(tanto di là ci ho 3 casse di Morellino).

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Might as well jump!

by Lo zio Giorgio on 6 ottobre 2009

Dice Beppegrillo che il giornalismo del domani sarà fatto da quattordicenni che twittano. Se non fosse una prospettiva assolutamente terrificante, la si potrebbe trovare quasi carina, un po’ Hello Kitty, un po’ Erripòtter, un po’ pubblicità di crema antibrufoli. Deliziosa, dai.
Per fortuna è una ciclopica stronzata.
Se non altro perchè la Blogfest 2009 mi ha completamente disintegrato il mito delle notizie in real-time. Mi sarebbe piaciuto tanto andarci, a Riva del Garda, per assistere alla premiazione di alcuni personaggi che seguo e stimo e ai quali colgo l’occasione per fare i miei complimenti (grande, Glauco!!), ma non potevo, in quanto dovevo impiegare il weekend pagando pegno per una certa scommessa persa, un pegno consistente in una cosa davvero irriferibile.
Beh, insomma, tornato a casa a notte fonda (per tutta una serie di motivi coi quali non starò ad annoiarvi, sbronzo) accendo il computer per vedere chi sono stati i vincitori del Macchianera Blog Awards 2009, l’adunata oceanica dei professionisti del web, i giochi senza frontiere dei geek, il gran sabba degli iPhoners.
Apro FriendFeed; apro il newsreader; apro Twitter.
Nulla.
Sembrava di essere tornati nel 1984.

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Forza Rocco

by Lo zio Giorgio on 3 ottobre 2009

Fra le risa e le pernacchie dei miei tromboni amici letterati ho letto il libro di Rocco Tanica: non saprei proprio giudicarlo come scrittore, ma se c’e’ una cosa di cui sono certo e’ che se tenesse un blog, qui intorno nessuno avrebbe piu’ il coraggio di scrivere un post.

(a partire dalla copertina, un dipinto il cui titolo e’ “La fucina di Vulcano visitata dalla Finanza”)

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Il ritorno di Guarevskij

by Lo zio Giorgio on 28 settembre 2009

Oggi, a Reggio Emilia, mentre il Titanic del primo decennio del 2000 naviga a pieno regime verso il suo destino, si è concluso tra canti, incontri e parole il I° Festival Francescano.

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21 settembre

by Lo zio Giorgio on 21 settembre 2009

Oggi è finita l’estate.
Un accadimento così schifoso non poteva non verificarsi di lunedì.
Ma per quanto mi riguarda non è affatto questa la notizia peggiore della giornata, infatti mi sono testè reso conto di essermi completamente dimenticato di passare a pagare quella tipa là.

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Credo che le argomentazioni che usa Natalia Aspesi sulla sua (ad ogni buon conto strabenvenuta) invettiva contro la realizzazione di Sex & the City 2 tradiscano clamorosamente l’effettivo spessore del pubblico devoto a questa esecranda fiction.

Vestiti brutti anziché alla moda, una New York qualsiasi senza peccato, vite domestiche lagnose anziché incontri erotici elettrizzanti. Molto annacquata l’amicizia tra donne. Roba quieta, adatta anche agli uomini, mentre si sa quanto la serie televisiva li metta a disagio, con quella sessualità facile e quella scostumatezza verbale con cui le quattro amiche si raccontano le prestazioni spesso manchevoli degli amanti.

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Prontezza da bar

by Lo zio Giorgio on 16 settembre 2009

Se, entrato in un bar per prendere un caffè e raccolto un giornale da quella specie di espositore da banco e una volta bevuto, letto un articolo lasciando poi sul tavolo il giornale e pagato il caffè mentre faccio per uscire il barista mi dice anche un po’ seccato “potresti rimettere a posto il giornale?” io non ho la prontezza di rispondergli “se vuoi ti do anche una sciacquata alla tazzina”, allora mi merito di lavargli pure il cesso.
Tutti i giorni, per un anno o due.
Per fortuna ce l’ho.

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La suina

by Lo zio Giorgio on 15 settembre 2009

La febbre, intendo.
Ho cercato un po’ di documentazione, ma fra tutti gli articoli specialistici, quello più esauriente mi sembra (come sempre) il suo.

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11/09 (being un Altro)

by Lo zio Giorgio on 11 settembre 2009

Quell’ 11 settembre che c’è stato l’Undici Settembre ero in macchina con Nasturzio che si tornava da Roma verso l’Emilia. La persona che era il nostro contatto a Roma (e che nessuno mi toglierà dalla testa avesse nutrito -ahimè vane- speranze di riuscire a scucire rapporti sessuali a me o allo stesso Nasturzio o a entrambi la notte precedente) mi chiama su un tipo di Motorola che allora faceva ancora finta di essere un telefono moderno per dirmi che la Tv parlava di fatti strani e terribili. All’altezza di quell’avamposto dell’Inferno che è Orte ((alla cui uscita dell’autostrada però si può visitare un albergo per camionisti con il receptionist più stupefacente della storia alberghiera)) la radio comincia a trasmettere edizioni straordinarie, con giornalisti che sparano cazzate che neanche Repubblica.it: un ordigno nucleare è esploso a Central Park, pardon, un terremoto ha raso al suolo il Village, no scusa, il ponte di Brooklyn è stato spezzato in due da un fulmine. No, un momento: il World Trade Center si è trasformato in un Luogo Veramente di Merda! La cosa strana è che allora ho avuto la chiara percezione di una cosa che stava succedendo a me. Le torri, il fumo, I corpicini cadenti in lontananza, era una cosa che stava succedendo anche a me. Ma allora perchè adesso tutto quel che sento, quel che leggo, la situazione dell’Italia, è morto Mike Bongiorno, è viva Mara Maionchi, tutte queste cose grazie a Dio sicuramente meno atroci ma sempre così tristi, perchè ho come l’impressione che stiano succedendo ad un Altro?

Forse è da parecchio tempo che per motivi di contingenza, anzi, diciamo pure quasi per contratto, mi trovo a essere un Altro. Non mi ricordo più com’era essere Me Stesso; talvolta ho qualche ricordo confuso, ma mi sembra che non fosse poi così malaccio… Essere quest’Altro qui, invece, è fantastico e orribile a seconda di uno schema, di un algoritmo che non sono ancora riuscito bene a individuare.

Temo che quando ci riuscirò diventerò un Altro Ancora.

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Il mio nuovo babau

by Lo zio Giorgio on 9 settembre 2009

Avevo deciso che non avrei più guardato un “film italiano” finchè non mi avessero giurato esser stati crocifissi tutti i tecnici di presa diretta de Roma.
Ma stasera ero troppo stanco per fare le cose che faccio di solito, quindi ho acceso Sky.
Il quadretto delle info (che si giurerebbe essere a cura di qualcuno che ha fatto lo IULM) mi diceva esserci in programmazione “Luce dei miei occhi”.
Pensando subito a un documentario sulle talpe ho guardato.
Ora, io questo Giuseppe Piccioni non so neanche chi sia, essendo il sottoscritto una persona abbastanza ligia ai propri propositi, specialmente quando questi propositi riguardano l’astenersi dal contaminare la propria anima con le opere dell’ingegno di nani senza talento (quindi di tutti i mortificanti cosiddetti registi italiani della nuova generazione), ma dopo un quarto d’ora di questa specie di morte interiore ho cominciato a piangere, come quando si guardano le olimpiadi degli handicappati. Perchè questi miserabili losers vorranno fare il cinema? O meglio, perchè in italia i film sono -beh, diciamo pure quasi- tutti così? Che pena, che tenerezza, dolci bizzarre creature che spingono freneticamente una carrozzella per tagliare un qualche traguardo, verso l’abbraccio della mamma. Ma poi la tristezza lascia il posto a un altro sentimento, il fastidio. Lì per lì non mi rendo conto di cosa me lo causa, poi realizzo che è la colonna sonora. Qualcuno la definirebbe minimal, qualcun altro la definirebbe un bambino piccolo antipatico di merda che con sguardo di sfida suona note sbagliate e ripetitive al pianoforte per dare fastidio a chiunque abbia anche un minimo amore per la musica. Dopo mezz’ora di Fa al canto su Do maggiore sono talmente irritato che vado a vedere chi è l’autore. Si tratta di un film a budget da pezzenti penso, quindi sarà sicuramente un ragazzino sottopagato o il famigerato tecnico di presa diretta de Roma con l’hobby della musica. E invece…

Ludovico Einaudi!

Avevo sentito parlare di codesto figuro come di un idolo per sciampiste-in-cerca-di-riscatto-culturale, ma non avrei mai immaginato che sarebbe stato colui che mi avrebbe fatto rivalutare Gianni Allevi, facendolo sembrare al confronto McCoy Tyner, ma che dico McCoy Tyner, John Williams. Sono molto grato a Ludovicone per questo, tanto che vorrei tanto poterlo incontrare di persona per potergli spalmare la mia cacca sulla nuca.

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Premio Pulitzer SUBITO!

by Lo zio Giorgio on 6 settembre 2009

Pare che un pool di studiosi californiani abbia individuato in Super Caballero™ l’idea germinale di Youporn.

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toh! un angelo caduto dal cielo

by Lo zio Giorgio on 4 settembre 2009

httpv://www.youtube.com/watch?v=vOhf3OvRXKg

(Lo so, il contesto è agghiacciante)

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La fanciulla che sorride da sola

by Lo zio Giorgio on 3 settembre 2009

Il fatto che nella seconda metà del ventesimo secolo gli uomini si siano impegnati a distruggere sistematicamente ognuna delle conquiste fatte a costo di sangue sudore e lacrime nella prima, porta alla conseguenza che quasi tutti quanti siano abbastanza se non pressochè totalmente infelici.
È altresì interessante notare come nella fase finale del suddetto secolo si sia diffusa la convenzione sociale di provare un senso di intima riprovazione verso chi dichiari apertamente, in maniera più o meno univoca, di essere infelice. Come se tale dichiarazione spargesse nell’aria una tossica nube di infelicità contagiosa. Non saprei come definire questo atteggiamento. Direi pessimist-bashing.
Chi lo pratica è convinto di immunizzarsi in tal modo da ogni forma di tristezza.

Ho sempre pensato che una delle occasioni idonee per innamorarsi su due piedi di una sconosciuta sia quando si incrocia per la strada una fanciulla che sorride da sola. Qualcuno potrà obiettare che una fanciulla che cammina per i fatti suoi sorridendo al nulla abbia un che di ridicolo, insomma, sembri una scema.
È assolutamente ovvio che questo qualcuno è una testa di cazzo.
Una Fanciulla che Sorride da Sola Passeggiando è un’apparizione celestiale, poichè per lo stesso motivo uguale e contrario dei bersagli da pessimist-bashing®, sparge al suo passaggio un manto di fiori di pesco e felicità contagiosa, e sembra che cammini su mistici tacchi a spillo mostrando per gioco le tette agli angeli del Paradiso.
È un autentico peccato vedere che invece le donne a passeggio sanno sì mostrare le tette e camminare sui tacchi (chi meglio chi peggio), ma non sarebbero capaci di sorridere neanche se alla vicina di estetista scoppiasse un labbrone rifatto.
Beh, un momento, forse in tal caso sì.

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Chi ancora porta i dreadlocks avvelena anche te…

by Lo zio Giorgio on 1 settembre 2009

…Digli di smettere.

dreadlock

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Il guardiano delle scimmie scrivane

by Lo zio Giorgio on 28 agosto 2009

2 marzo 2010
Prima settimana. Me la cavo benissimo, direi che ho perfettamente imparato tutto quanto, ho controllato sull’ home-banking, mi sono arrivati ormai tutti i versamenti della Fondazione, il coordinatore mi ha scritto una mail di congratulazioni; sono fiero di me stesso perchè ho avuto le palle di mollare tutto e venirmene su quest’isola a tenermi sulle spalle un progetto del genere da solo; hai visto, stronza, che alla fine sei stata tu a perderci? Forse succederà qualcosa di importante, forse succederà qualcosa di grossissimo, forse no, ma sicuramente qualcosa succederà. E tu non sarai lì con me a goderti il momento di gloria. Tanto peggio.

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18 maggio 2010
Oggi le scimmie non sembrano aver voglia di lavorare. Tootsie litiga con suo fratello, Adrian spulcia Brando. Nel capannone c’è un gran puzzo. Io quasi quasi stacco e mi faccio qualche birretta.

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20 agosto 2010
Sono stanco. Non so più se ho fatto bene a dedicarmi a questo progetto senza una preparazione psicofisica mirata. Cioè, insomma, non so se ci ho le palle. Non ho ancora cominciato a parlare con loro come se fossi matto da legare, ma qui sull’isola la situazione sta cominciando a diventare pesante. Metà delle macchine da scrivere si sta rompendo, e io sono troppo scazzato per sistemare tutto con calma. Ci penserò con le prossime piogge.
Voglio una donna, come Ciccio Ingrassia in Amarcord. Cazzo!

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5 settembre 2010
Mi sta succedendo qualcosa di brutto. Oggi Adrian mi ha ringhiato mentre gli stavo dando da mangiare, e io gli ho spaccato la testa con la pala. Nessuno degli altri ci ha fatto una piega. Stranissimo. L’unico mi è sembrato Brando, che stava lì a guardare e a girare in tondo mentre seppellivo il suo compagno. Sembrava molto triste. Temo che stavolta le birre non basteranno a farmi sentire un po’ meglio…

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10 novembre 2010
Mi manchi. Mi manchi tanto amore mio. Sai, lo stato di cattività ha fatto un po’ impazzire tutti quanti, qui. Loro non sopportando più di stare lì dentro ormai mi odiano, si odiano, ogni tanto in un raptus di follia si scannano a vicenda, mentre io da fuori sto a guardare affascinato lo spettacolo di queste Baccanti che celebrano la loro orgia di sangue. E, vuoi sapere una cosa? Anch’io le odio. Anch’io mi odio. Ma non posso farmi a pezzi da solo. Un giorno seguirò l’impulso di infilare un braccio nella recinzione, così che potranno avventarsi, strapparmi dentro, invitarmi al loro festino, e fare scempio di me.

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4 gennaio 2011
Ora esco.
Io provo a sparire.
Vado a dissolvermi in cometa.
Quanto basta per non sentirlo più, il ritmo (strano) della vita.

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3 marzo 2014


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